Julius Malema è il futuro leader sudafricano

Jacob Zuma con Julius Malema

Amato, odiato, irriso, applaudito, insultato o osannato. Di certo, non sottovalutato: Julius Malema è considerato uno dei più influenti politici del Sudafrica.

Giovane e carismatico, non particolarmente colto, almeno stando ai risultati scolastici, Malema è il leader dei giovani dell’African National Congress (Anc), il partito di maggioranza guidato dal presidente Jacob Zuma. Tanto che la rivista Forbes l’ha inserito tra i 10 giovani più potenti d’Africa. La motivazione è semplice: «Ha avuto un ruolo chiave nell’elezione presidenziale nel 2009».

Folgorato dalla politica a soli nove anni

Una carriera fulminante, quella di Malema. Nato nel 1981 a Seshego, nella povera provincia del Limpopo, è cresciuto con la madre. A nove anni, ama raccontare il giovane leader, è entrato tra i Giovani pionieri dell’Anc. Risalgono ad allora i primi contatti con la politica, e i primi rudimenti militari appresi dall’esercito di resistenza, proprio negli anni successivi alla liberazione di Nelson Mandela.

NEL MOVIMENTO STUDENTESCO. A 14 anni divenne il rappresentante regionale della Youth League, ruolo che gli permise di accrescere il suo potere all’interno del movimento studentesco. Ma il vero salto lo fece nel 2008 quando, a sorpresa, vinse le elezioni diventando il leader nazionale dell’Anc Young League. Alla base del suo successo la capacità di aizzare gli animi dei poveri, dei neri, di chi, ancora, si sentiva – e si sente – emarginato e ghettizzato nel proprio Paese.

IMPRENDITORE DI SUCCESSO. Tra i 14 e i 27 anni, quando era a capo della sezione regionale dell’Anc, Malema diede prova di essere anche un abile imprenditore. Impegnato in diverse attività ha accumulato nel tempo ingenti ricchezze: poderi, case milionarie, auto veloci e collezioni di orologi.
Il suo peso politico e la sua capacità oratoria si sono rivelati fondamentali nelle elezioni del 2009. «Sono pronto a uccidere per Zuma» fu il suo slogan durante la campagna elettorale.
Un messaggio forte che perfettamente si coniugava con l’ascesa di quello che Helen Sille, capo del partito di opposizione Alleanza democratica, ha definito un «dittatore in stand by».

La campagna per gli espropri delle terre ai bianchi

La battaglia di Julius non è mai cessata. Malema ha, infatti, dichiarato guerra alla minoranza bianca. «Combatteremo, avanzeremo, avremo perdite, ma alla fine vinceremo», disse durante un comizio davanti a una platea di 1.000 persone. Poche, se confrontate a quelle che solo alcuni anni prima lo osannavano mentre veniva eletto leader nazionale dell’Ancyl. E rispetto alle migliaia che incantò nel 2009 lanciando la «nazionalizzazione delle miniere e l’esproprio delle terre ai latifondisti bianchi».

LA CONDANNA PER ODIO RAZZIALE. Recentemente è stato condannato per incitamento all’odio per aver intonato una canzone popolare dei tempi dell’Apartheid durante una manifestazione. Shoot the boer – uccidi il boero – è stata, infatti, bandita dalla Costituzione sudafricana.
Ma non per Malema: «Il giudice è un razzista», ha tuonato. «Questa condanna è la dimostrazione che ancora comandano i bianchi e che l’apartheid sta rientrando dalla porta di servizio».

PUPILLO DI ZUMA. Il presidente Zuma, temendo una deriva popolare e l’allontanamento del giovane leader dopo la condanna e le critiche che gli sono piovute addosso, gli ha teso la mano. La sua figura è troppo importante perché il partito possa privarsene. «Dobbiamo aiutare Malema e non cacciarlo. C’è molto di buono in lui e solo il partito», ha sottolineano Zuma, «può trasformarlo in un buon leader. Se non ci riusciremo, allora, e solo allora, ci porremo la domanda: che fare di lui?».
Le parole del presidente avevano anche il chiaro intento di placare gli animi della gente. Visto che mentre il giudice stava leggendo la condanna, fuori dal tribunale i sostenitori di Julius scandivano le strofe incriminate.

Le accuse di corruzione contro l’adorazione della gente

I suoi avversari, ma anche diversi compagni di partito, insinuano che sia corrotto. A prova della loro teoria, l’enorme fortuna accumulata partendo dal nulla. Ma la gente, quei poveri che solitamente attaccano i ricchi sudafricani, sono con lui: «Quale è il problema se ha fatto i soldi?». In lui vedono l’uomo giusto per risollevarli, per ascoltarli e fare davvero qualcosa per la causa dei neri e dei poveri.

Malema, dal canto suo, a chi lo accusa di corruzione, è solito rispondere: «Se un bianco gira su un’auto di lusso, è in gamba. Se ci gira un nero, è frutto della corruzione». Political conspiracy e racial plot sono le due ragioni di cui Malema si fa scudo per rimandare al mittente le accuse di populismo e incitamento all’odio razziale.

VERSO IL VOTO DEL 2014. Il presidente Zuma continua a puntare su di lui, Forbes lo ha inserito tra i giovani più potenti dell’Africa. I media lo irridono, come quando hanno pubblicato i suoi voti scolastici pieni di ‘G’; ma alla fine non possono farne a meno.

A 30 anni deve solo decidere cosa vuole dalla vita. Per diventare il leader del Sudafrica di domani deve cambiare impostazione, ma al contempo sa di avere un peso enorme in vista del voto del 2014 quando Zuma avrà bisogno di lui e dei suoi voti. È una partita a scacchi tra democrazia e demagogia, tra bianco e nero, tra – come ha fatto notare la Bbc – il «genio e il clown».

Fonte: Lettera4317 settembre 2011

Autore: Raffaele Vitali

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