Un pescatore africano a Lampedusa

Non ha attraversato il mare in barca, ma il datore di lavoro – che aveva già lavorato con lui – ha dovuto aspettarlo per un anno e mezzo a causa della legge italiana. Ora il senegalese non riesce a fare il ricongiungimento familiare. Il sistema dei flussi non funziona. Nessuno assumerà mai un lavoratore che non conosce e che si trova dall`altra parte del mondo. Ecco perché si arriva clandestinamente. Un’altra scelta non c’è.

Lampedusa – Nell`isola degli sbarchi l`unico marinaio africano è arrivato con il decreto flussi e non attraversando il canale su un barcone. Sana Sarr è un senegalese e lavora con tre marinai italiani sul peschereccio di Antonino Di Maggio.

A farli incontrare è stato un altro lampedusano, Salvatore Bono che, per 25 anni, ha comandato i pescherecci atlantici da 400 tonnellate solcando le acque di Guinea Conakry, Mauritania, Sierra Leone e Guinea Bissau. Tra i due c`è un`amicizia di vecchia data.

Sana lavorava in Africa con il comandante Bono già dal 1982. Prima come mozzo, poi marinaio, nostromo e infine ufficiale timoniere. Nel 2007 entrambi hanno perso il lavoro a causa della dismissione dei pescherecci per le dinamiche di mercato e il caro petrolio. Così nel marzo 2007 Bono e Di Maggio hanno fatto domanda per Sana con il decreto flussi. La trafila burocratica è stata lunghissima, i documenti da presentare infiniti e Di Maggio ha aspettato un anno e mezzo di poter avere il suo marinaio.

Un faticoso e dispendioso andirivieni da Agrigento dove c`è la prefettura per mettere a posto le carte. Sana è arrivato a Lampedusa a settembre del 2008 e da due anni e mezzo lavora sull`isola. “E` stato un miracolo trovare lavoro qua – dice – in Senegal una persona lavora e dieci stanno a casa, io da qui ogni mese mando nel mio paese i soldi per mantenere 17 persone della mia famiglia`.

Ma l`iter con la burocrazia italiana non è finito. Sana ha fatto richiesta di ricongiungimento familiare per portare la moglie Curam a Lampedusa. Hanno avuto il nulla osta dalla prefettura di Agrigento ma la pratica si è bloccata all`ambasciata italiana in Senegal che non dà risposte dal 23 dicembre. “Non se ne sa niente – denuncia Sana – ci rimandano sempre all`indomani, non capiamo il perché e non sappiamo più a chi rivolgerci`.

Fonte: terrelibere.org8 maggio 2011

Autore: Raffaella Cosentino

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: