Nigeria alla prova delle presidenziali

Lo spoglio dei voti per l’elezione del prossimo Presidente della Nigeria è quasi ultimato. Contare le schede in questo paese di 160 milioni di abitanti, il più popoloso d’Africa, non è un’impresa facile. Gli elettori registati sono 47 milioni. I risultati ufficiali del voto presidenziale, svoltosi sabato scorso, si conosceranno lunedì. I candidati sono venti, ma la partita si gioca tra il Presidente uscente Goodluck Jonathan, 53enne cristiano, originario del sud, leader del People’s democratic party (Pdp), e l’ex dittatore Muhammadu Buhari, 69 anni, al potere tra il 1983 e il 1985, musulmano del nord, leader del Congress for progressive change (Cpc).

Il partito di  Jonathan non perde le presidenziali dalla 1999, anno che segna la fine del regime militare.

Il conteggio parziale dei voti conferma le previsioni, che davano in vantaggio l’ex insegnante lureato in zoologia Jonathan. Ma lo scarto con il rivale Buhari, risulta più risicato rispetto alle attese. Per vincere al primo turno occorre guadagnare almeno il 25 per cento dei suffragi in due terzi dei 36 stati nigeriani. In caso contratio si va, per la prima volta, al ballottaggio.

Con le elezioni presidenziali si compie, in Nigeria, la seconda tappa di un processo elettorale cominciato con le legislative del 9 aprile, che hanno visto alcuuni candidati del Pdp al governo perdere roccaforti che parevano inattaccabili, con una diminuzione dei seggi sia alla Camera dei rappresentanti, che al Senato. Questo voto segna l’ascesa di due forze di opposizione: il Congress for progressive change (Cpc), che raccoglie le preferenze dei musulmani ed è forte nel nord, e l’Action congress of Nigeria, il cui leader è Nuru Ribadu, candidato alla presidenza che ha guidato l’agenzia anti-corruzione della Nigeria, votato sopratutto dai cristiani nella megalopoli meridionale Lagos, dove però Jonathan è molto popolare. La divisione tra le opposizione favorisce il Pdp.

In attesa degli sviluppi sul nuovo scenario istituzionale nigeriano, un dato certo, almeno in questa fase, è che per la prima volta nella storia la Nigeria ha votato in maniera credibile. E’ vero che Amnesty International ha denunciato l’uccisione di decine di persone nella fase che ha preceduto il voto. Ma nonostante questo, e nonostante la registrazione di alcune irregolarità in diverse zone del paese, nel complesso lo svolgimento delle operazioni di voto segna una svolta epocale rispetto alle precedenti elezioni del 2007 e del 2003.

Lo racconta dallo Stato di Taraba un osservatore internazionale al Sole 24 ore: «Queste elezioni sono un grande passo avanti rispetto alle precedenti. Nel 2007 in molti distretti le elezioni nemmeno si svolsero, i risultati furono pubbicati e risultarono in netto favore del partito di governo. Sulla trasparenza e regolarità del processo elettorale in corso concordano le varie organizzazioni internazionali presenti in Nigeria, tra cui l’UE. Anche gli stakeholders parlano di successo senza precedenti, per un’elezione regolare al 70-80 per cento».

L’inizio del processo elettorale, previsto per il 2 aprile e slittato di una settimana perchè in diversi seggi non è arrivato in tempo il “materiale sensibile”, aveva fatto temere di rivere scenari caratterizzati dai brogli. Se ciò non si è verificato, non vuol dire che mali endemici della Nigeria siano stati sconfitti. La corruzione dilaga «alla luce del sole», continua lo stesso osservatore, che aggiunge: «Ciò include il processo di selezione dei candidati. Nonostante i progressi da tutti riconosciuti, quindi, non mancano i reclami da parte dei partiti d’opposizione rispetto alla regolarità del voto in alcuni distretti». Durante lo svolgimento del voto, l’apparato di sicurezza nigeriano è stato dispiegato in pompa magna. Elemento questo, che ha contribuito a garantire la fluidità del processo elettorale.

Il voto delle presidenziali è considerato un test importante in vista del terzo appuntamento elettorale, quello con cui il prossimo 26 saranno scelti i governatori dei 36 Stati federali e delle assemblee regionali. «E’ a livello di governatori di Stato che si gestisce molto del potere e del budget nigeriano», dice ancora l’esperto elettorale sentito dalla Nigeria.

Nonostante resti il favorito nel duello al vertice istituzionale, a Goodluck Jonathan i critici rimproverano di aver corso come Presidente uscente senza che nessuno lo abbia in precedenza eletto. Riveste infatti tale carica dal maggio 2010, in seguito alla morte di Umaru Yar’Adua, di cui era vice.

L’ex Presidente era musulmano e non ha completato il suo mandato. Questo fattore, in un paese segnato da complicate rivendicazioni settarie tra nord musulmano e sud cristiano, custode delle riserve petrolifere, ha rilevanza. In Nigeria vale una regola non scritta che prevede un’alternanza al potere, ogni due mandati, tra nord e sud. Se la faccenda è suscettibile di scatenare tensioni, va notato però che l’elezione di Goodluck Jonathan è di buon auspicio alla stabilità del Delta del Niger, che genera quasi il 90% dei profitti del paese. La cosa sta particolarmente a cuore alle multinazionali del petrolio. In Nigeria sono presenti sei colossi energetici: Shell, Mobil, Chevron, Texaco, Esso, Eni (Agip) e Total, oltre a moltissime altre compagnie minori.

Da quando Jonathan ha assunto il potere un anno fa, il Delta del Niger è un posto un po’ meno pericoloso per i lavoratori delle major del greggio. Almeno relativamente. A marzo scorso il Mend ha attaccato alcune installazioni Agip (Eni) nello Stato di Bayelsa. Ma diversi esponenti della guerriglia del Delta del Niger, che si batte per una più equa divisione delle risorse del petrolio tra la poplazione nigeriana, sono diventati consiglieri governativi per volere di Goodluck Jonathan, che del Delta del Nilo è originario. Secondo il quotidiano britannico The Times, molti guerriglieri del Mend sono pagati per starsene buoni nella capitale Abuja. La guerriglia sarebbe per questo al momento spaccata. E l’elezioni di Johonathan risponderebbe ad alcune aspirazioni della regione del Delta del Niger.

L’altro aspirante al trono, Buhari, ha la reputazione di uomo forte, impegnato nella “guerra all’indisciplina” e alla corruzione. Ma durante la sua permanenza al potere c’è chi lo ricorda per le violazioni dei diritti umani. Molti restano i dubbi sulle sue capacità di favorire il dialogo tra le diverse confessioni di un paese che per giunta conta 400 etnie.
Sopratutto negli Stati del centro, la Nigeria è attraversata da tensioni settarie sfociate in massacri tra cristani e musulmani, che celano tuttavia questioni legate allo sfruttamento delle risorse e a spartizioni territoriali.

La Nigeria registra una crescita del 7 per cento anno. Di questo passo entro il 2020 figurerà tra i venti paesi più ricchi del mondo. E’ un paese giovane, l’età media non arriva a vent’anni. Ma ancora oggi l’aspettativa di vita media è 47 anni, con una mortalità infantile del 93 per mille. Due milioni e mezzo di nigeriani sono inoltre affetti da Aids.

Chiunque esca vincitore dal duello per le presidenziali dovrà correggere indicatori come questi al rialzo. Fino ad allora, la Nigeria continuerà a restare “un gigante dai piedi d’argilla”.

Fonte: ilsole24ore.com17 aprile 2011

Autore: Francesca Marretta

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