Scommessa verde in Mozambico

Turismo, packaging, agricoltura, energie rinnovabili. Un poker di settori su cui il Mozambico punta per attirare investimenti esteri e proseguire con lo stesso ritmo degli ultimi quindici anni la crescita del paese. E’ una marcia a due velocità, però, quella di Maputo.

Da un lato, tra il 1996 e il 2008 ha fatto registrare i tassi di aumento del Pil più elevati di tutto il continente africano, con una media dell’8% che non è scesa sotto il 6  nemmeno durante la crisi finanziaria mondiale. Dall’altro lato, il paese resta fra i più poveri al mondo, incapace persino di centrare tutti gli obiettivi minimi fissati dall’Onu nei Millennium Development Goals.

Eppure questa repubblica presidenziale sdraiata sulle spiagge dell’Oceano Indiano, con un vicino ingombrante come il leone sudafricano, dal 1992 – la data della sua indipendenza – ha dato vita a cinque elezioni democratiche e altrettanti governi stabili che hanno portato avanti il processo di liberalizzazione dell’economia e hanno saputo creare le condizioni per una crescita economica e un discreto afflusso di capitali esteri.

Ci s0no i cinesi, ormai immancabili in Africa: spaziano su tutto, dal legname alle costruzioni, dagli aeroporti all’agricoltura. Lo scorso giugno, durante il suo viaggio a Pechino, il primo ministro del Mozambico, Aires Ali, ha portato a casa l’impegno della Cina per un plafond di 200 milioni di dollari da destinare alle infrastrutture, più altri 65 milioni espressamente dedicati alla modernizzazione dell’aeroporto internazionale di Maputo. Ancora più in là si è spinta la potente business community di Shanghai che, per i prossimi cinque anni, ha promesso una pioggia di investimenti sul Mozambico, pari a 13 miliardi di dollari.

Anche gli indiani stanno investendo nel paese, soprattutto sul fronte del commercio e dei servizi, mentre il Brasile ha messo gli occhi sulle risorse carbonifere della provincia di Tete e sull’effervescente comparto delle costruzioni. In Mozambico è arrivata persino la Fondazione Aga Khan: ha forti interessi nella provincia di Capo Delgado, si occuperà della riabilitazione dell’aeroporto di Pemba e punta  forte sul comparto del turismo,  a cominciare dall’acquisto dello storico Hotel Polana di Maputo.

Proprio il capitolo dei viaggi è tra i preferiti dalle aziende italiane che guardano al Mozambico, ai suoi 2500 chilometri di spiagge incontaminate e ai suoi atolli che ricordano quelli maldiviani. “Il paese ha le carte in regola per diventare una nuova meta del turismo più esclusivo – sostiene Simone Santi, console onorario del Mozambico – a breve verrà inaugurato un villaggio interamente italiano nell’isola di Metundo mentre un altro, sempre made in Italy, sta sorgendo a Chuiba”.

Alcune compagnie italiane  stanno studiando anche l’ipotesi di voli diretti fra il nostro paese e il Mozambico, sulla scia di quanto appena fatto da Ethiopian Airlines con la linea Roma-Addis Abeba-Maputo.

L’Italia sta già investendo molto nelle energie rinnovabili, grazie anche ai numerosi incentivi messi in campo dal governo di Maputo. Attualmente, nel paese ci sono 26 progetti nel settore, molti dei quali riguardano la coltivazione di biocombustibili, come la jatropha e la canna da zucchero. Fra le italiane presenti, ci sono Sepi Api Biomasse, Moncada Energy, Medenergy e Aviam Mozambico. L’Eni, invece, guarda con interesse al petrolio appena scoperto nell’area di Capo Delgado.

L’agricoltura è un altro comparto promettente: “Il paese è ricco d’acqua, soprattutto nella provincia della Zambesia – ricorda il Console Santi – attualmente il Mozambico dispone di circa  22 milioni di ettari di terreno a uso agricolo su cui gli investitori possono operare”.

L’agri-business porta con sè l’altro interessante capitolo per chi punta sul Mozambico, quello del packaging: “Il governo – prosegue Santi – ha lanciato la strategia <Orgulhosamente moçambicano>, per la promozione  del Made in Mozambique, che si rivolge alla trasformazione dei prodotti alimentari. Ma l’industria nazionale è fortemente dipendente dall’importazione di materiali da imballaggio dal Sudafrica e dall’India”.

Tutte occasioni importanti, per le PMI del made in Italy: in palio non ci sono s0ltanto i 22 milioni di abitanti del Mozambico, ma tutta l’area di libero scambio del Sadc, di cui il paese fa parte insieme, tra gli altri, al Sudafrica. Vale a dire un bacino potenziale di consumatori pari a 250 milioni.

Investire a Maputo per puntare su Pretoria, il grande leone emergente dell’Africa subsahariana. Ma il vicino Sudafrica, sempre più sugli scudi dopo i Mondiali, non rischia di adombrare il suo vicino?

“Il Mozambico non teme la concorrenza di Johannesburg nell’attirare capitali stranieri” – sostiene Santi – “soprattutto perché è il Sudafrica stesso un grande investitore nel paese. Nelle costruzioni, soprattutto, ma anche nell’agricoltura e nel turismo. Il Mozambico, del resto, è molto meno conflittuale del Sudafrica dal punto di vista sociale ed ha un tasso di criminalità decisamente più basso”.

Fonte: Il Sole 24 Ore3 gennaio 2011

Autore: Micaela Cappellini

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