Christian, il genovese che rimette in piedi l’Africa

Sopravvissuto senza un braccio e una gamba ad un incidente in treno ad Arenzano, Bianconi ha fondato un’associazione di volontariato che in Tanzania dà un futuro ai bambini mutilati dalle guerre

Esattamente undici anni fa Christian Bianconi, allora 27enne, si risvegliava in un letto dell’ospedale San Martino di Genova: “Ricordo i bellissimi occhi verdi della dottoressa che mi chiese come mi sentivo. Io sapevo cosa mi era successo e risposi: “In gamba”. Anche se era curioso che a dirlo fosse uno cui avevano appena amputato sia una gamba che un braccio”.

Ecco, Christian Bianconi oggi, nonostante gli occhi svelino un dolore mai dimenticato, a 38 anni conserva quello stesso spirito anche quando ti racconta la sua seconda vita: una onlus aperta due anni fa per fornire protesi e tutori ai bambini amputati della Tanzania.

Ma non regalargliele soltanto, perché “non volevamo creare l’ennesimo caso di parassitismo, quello che stiamo facendo è aiutarli a costruire un laboratorio e formare tecnici in modo che le protesi se le costruiscano da soli e le possano riparare direttamente loro, evitando così di ricorrere a quelle fornite dalle multinazionali del settore attraverso contributi dell’Onu ai governi, e che sono molto più care e quando si rompono sono da buttare”.

La prima vita di Christian finisce il 25 ottobre del 1999 nella stazione di Arenzano. Il controllore lo trova senza biglietto e lo rinchiude a chiave in uno scompartimento. Lui vuole scendere perché ha un appuntamento a casa e si cala dal finestrino. Finisce sotto le ruote e si salva per miracolo. Il controllore verrà condannato per sequestro di persona e lesioni gravissime. Con il risarcimento di un milione di euro Christian, aiutato prima dai genitori, poi dalla compagna e dalla sua bimba di cinque anni, si cura e inizia a fare il volontario per i ninos de rua in Brasile.

“Dopo l’incidente mi ero fatto la promessa di aiutare i bambini mutilati – spiega Bianconi -. Vede, io posso dire che lo Stato mi ha aiutato, ad esempio con il magnifico centro protesi Inail di Budrio. Ma in Tanzania, a Mlali, dove siamo arrivati grazie ai frati cappuccini, le sole cose belle sono i bambini e i panorami. Ci sono piccoli con atroci mutilazioni effetto delle guerre anche dei paesi confinanti, provocate da mine e machete. E poi ci sono i masai, con le loro malformazioni genetiche che li costringono a camminare strisciando sui glutei”.

Con Openland, che ha sede a Torino, collaborano medici e tecnici ortopedici che dedicano all’associazione le loro ferie (“oggi, infatti, le nuove norme non concedono più permessi per il volontariato”), e poi ci sono gli amici di Timeforpeace, onlus di Genova che prepara gli stampi per le protesi, e ancora gli armatori Messina che trasportano gratuitamente i container. “Ogni aiuto che ci arriva è importante,  conclude Christian – sia i soldi, sia gente disposta ad impegnarsi in prima persona”.

Per donazioni, codice Iban: IT 15Y 03359 016001 00000008996 di Banca Prossima intestato a Associazione Openland Onlus.

Per Info, cliccate qui.

Fonte: genova.repubblica.it22 dicembre 2010

Autore: Marco Preve

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