Modeste Leandre Mahoukpo lancia il progetto “Sanità per tutti in Benin”

Modeste Leandre Mahoukpo, ingegnere meccanico di 33 anni, lascia all’età di cinque anni il Benin, un piccolo paese dell’Africa Occidentale, per trasferirsi in Francia e, molti anni dopo, approdare in Italia. In tutti questi anni d’Europa non dimentica il suo paese d’origine, si sente, infatti, investito da una missione: destinare il suo tempo e le sue energie per aiutare il suo popolo.

Questo desiderio si concretizza nel progetto da lui ideato ed elaborato: “Sanità per tutti in Benin”. Le sue parole, piene di speranza e determinazione, descrivono suggestivamente la sua idea, l’idea che diventerà il centro nevralgico intorno al quale, da ora in poi, girerà la sua vita.

Come nasce “Sanità per tutti in Benin”?

Il progetto nasce da un episodio particolare che si è impresso indelebilmente nella mia memoria. Nel 2007 ero in Benin per le vacanze e stavo andando con i miei nipoti al Nord del paese. Ero concentrato a guidare quando mia nipote mi dice: “Zio fermati, fermati! C’è una donna per terra con un uomo”. Li abbiamo raggiunti.Questa donna stava partorendo, lì sul ciglio della strada con suo marito accanto. Li ho caricati in macchina per portarli all’ospedale, il più vicino era a 60 km. All’ospedale la donna è entrata in sala parto solo dopo aver pagato. Ho pagato io, il marito chiaramente non poteva.

Quanto è costato il parto?

Una cifra ridicola per noi: l’equivalente di 50 euro. Dopo due settimane il marito è venuto a casa mia, distante 200 km dal suo villaggio, e per ringraziarmi mi ha donato quello che aveva: un sacco di mais, uno di riso e una pecora. Da questo episodio mi sono reso conto di quanto sia facile morire per la mancanza di cure basilari.

Torniamo al progetto, in cosa consiste “Sanità per tutti in Benin”?

Il progetto cerca di fornire assistenza sanitaria a 360 gradi. 36 ambulanze partiranno da qui a Febbraio per raggiungere i villaggi lontani dagli ospedali. Li chiamiamo ambulanze ma non sono esattamente come quelle italiane. Sono allestite per poter vaccinare i bambini, assistere le donne durante la gravidanza e il parto e per diffondere una campagna educativa per prevenire le malattie trasmesse sessualmente. Un’altra funzione delle ambulanze è la registrazione delle nascite dato che solo chi nasce all’ospedale viene registrato all’anagrafe.

Chi lavorerà nelle ambulanze?

Inizialmente partiranno da qui medici che formeranno il personale locale, saranno loro a lavorare successivamente nelle ambulanze.

Attualmente sei l’unico a portare avanti il progetto?

No, ho avuto la fortuna di conoscere due avvocati di Roma che hanno deciso di offrirmi la loro collaborazione. Mi hanno incoraggiato a scrivere il progetto, a metterlo nero su bianco. Grazie a loro ho buttato giù 110 pagine e l’idea ha iniziato a diventare realtà.

Chi finanzia il progetto?

Attualmente i nostri finanziatori sono la Regione Abruzzo e la Regione Lazio, abbiamo partecipato a un bando dell’Unione Europea per la restante parte del finanziamento. Sapremo a fine Novembre se l’UE ci vorrà sostenere economicamente.

Come funziona il sistema sanitario in Benin?

La sanità in Benin non è gratuita. Lo stato non garantisce neanche il minimi servizi sanitari, qualsiasi prestazione avviene solo ed esclusivamente dopo il pagamento.

Una donna se non ha soldi non può partorire in ospedale, è costretta a rivolgersi a delle ostetriche tradizionali che non hanno i mezzi e gli strumenti sufficienti in grado di sostituire il ricovero ospedaliero. Per questo è fondamentale offrire cure mediche gratuite a tutte quelle persone che non possono permettersi di pagare per essere assistiti.

Come prospetti il tuo futuro?

Lascerò il lavoro attuale. Adesso mi guardo allo specchio e mi dico che se sono riuscito a diventare ingegnere posso anche aiutare il mio popolo. Studiavo Ingegneria con l’intento di fornire un aiuto concreto a chi soffre, ma mi sono reso conto che il mio lavoro attuale non aiuta nessuno, al contrario distrugge la natura ed incrementa la ricchezza dei già ricchi. Voglio, da ora in poi, dedicarmi solo ed esclusivamente a questo. A breve partirò per il Benin per sondare il territorio e rendermi conto della situazione. Dopo questo primo studio di fattibilità partirà il progetto.

Hai già un’idea di come si evolverà il progetto?

Considero le ambulanze come un primo passo, lo definisco una prova. Se va bene, come spero, il progetto si espanderà in altre zone come il Togo, la Nigeria e il Burkina Faso. Sono altri paesi che vivono la stessa drammatica situazione del Benin. Mi impegnerò per istillare in un mare di sofferenza una goccia che possa alleviare dolore sperando che, con il tempo, le gocce si moltiplichino e il mare torni ad essere gaudente.

Fonte: Unicitta.it4 novembre 2010

Autore: Annalisa Ausilio

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