Intervista a Simone Santi, Console del Mozambico a Milano

Le proteste per la crisi alimentare in Mozambico, a seguito delle quali il governo ha avviato una serie di sussidi per far tornare la calma, sono state ampiamente pubblicizzate dai media internazionali. Che cosa è andato male?

Quello che è successo è che, negli ultimi mesi, la svalutazione della valuta mozambicana, il Metical, ha portato un aumento dei prezzi.

Soprattutto perché il Mozambico è ancora un forte importatore di beni di consumo, ovviamente anche di petrolio. Questo ha portato all’aumento dei prezzi e ha causato una tensione che è sfociata in uno sciopero.

Recentemente, proprio qualche giorno prima dello sciopero, c’era stato un ulteriore aumento dei prezzi, soprattutto del prezzo del pane che è salito da 7 Metical a 8 Metical, quindi 1 Metical di aumento, e quindi questo ha provocato il malcontento.

La reazione è stata inizialmente forte mentre poi via via si è moderata durante la settimana e il governo ha risposto con un impegno. Ha sussidiato alcuni prodotti per abbassare il prezzo di alcuni prodotti e quindi questo ha ristabilito la calma.

In realtà la stampa internazionale ha un po’ gonfiato la situazione. Le notizie reali sono diventate notizie allarmistiche e, come spesso succede quando si parla di Africa, si ha una cassa di risonanza che non è corretta.

Alcune notizie, per esempio quelle sul pericolo per gli operatori internazionali, sono notizie assolutamente infondate. Io personalmente ero giù, personalmente ho visitato tutti gli alberghi dov’erano ospitati gli italiani e personalmente dico che nella città c’era calma e tranquillità anche perché le forze dell’ordine avevano chiuso le vie d’accesso.

C’erano alcuni problemi sulla via dell’aeroporto o su due, tre quartieri periferici dove al malcontento della popolazione si è anche diciamo alzato, è difficile raccontarlo, una sorta di gioco.

Spesso tirare pietre e lanciare bottiglie diventa un gioco per i bambini di strada e, chiaramente sembra un po’ raccontato e romanzato soprattutto quando si parla di incidenti e di morti, però chi conosce l’Africa sa che anche questa è una parte della loro vita.

Non è un caso che quando è giunto il fine settimana anche lo sciopero non aveva più senso. Perché in Africa il fine settimana è relax. Quindi non aveva senso scioperare.

Alla Fiera internazionale di Maputo di quest’anno, la partecipazione dell’Italia è stata più importante rispetto agli anni passati. Che cosa significa questo per le relazioni commerciali tra il Mozambico e l’Italia?

C’è stata veramente una bella partecipazione. Devo dire che questo è oramai il terzo anno che l’Italia è ritornata a partecipare con una certa intensità alla Fiera internazionale di Maputo.

Quest’anno c’erano molte aziende e devo dire che c’è stato un lavoro di collaborazione sia con l’ambasciata italiana giù in Mozambico ma soprattutto qui in Italia la nostra ambasciata, con l’ambasciatrice Carla Mucavi, che è veramente molto attiva soprattutto nella promozione di investimenti con il consolato di Milano e con il consolato di Torino, devo dire che insieme abbiamo portato quasi 30 aziende italiane su un totale di quasi 50 aziende tra quelle stabilmente residenti e quelle portate.

Questa è una bella soddisfazione.

Nella cooperazione Italia-Mozambico negli ultimi anni spicca anche qualche investimento.

Oltre alla CMC di Ravenna, che storicamente è una società stabile mozambicana e che è la più grande società di costruzioni del paese, bene negli ultimi anni c’è stato l’investimento del gruppo Api insieme al gruppo Marcaferri, un investimento nel settore della Jatropha che occuperà circa 1500 persone.

Questo è molto importante, un bel segnale. Un segnale nel settore dell’agricoltura e nel settore dell’energia.

Insieme a questo altri investimenti si stanno facendo avanti.

Quali sono le principali aree di cooperazione tra il governo del Mozambico e i governi europei, come quello dell’Italia?

Il governo italiano, anche con la visita del sottosegretario Mantica, ancora una volta ha dimostrato la vicinanza tra i due paesi.

Il legame è molto forte. Mantica personalmente è molto legato al Mozambico, emotivamente parlando, e lo ha dimostrato con grandi gesti di affetto. Non solo questo, ma anche con una pianificazione con una politica di aiuti, di supporto, di “budget support” appunto direttamente al governo del Mozambico.

Parallelamente c’è un’attività molto intensa legata al settore del business che è il settore forse che vede l’Italia un po’ più indietro al momento rispetto ad economie come l’India, la Cina, il Brasile, che stanno investendo moltissimo.

Però, vedete, sono i piccoli e medi investimenti che in realtà stanno crescendo. Il settore dell’agricoltura, il settore del turismo e il settore delle costruzioni sono quelli in cui l’Italia ha le porte aperte del Mozambico perché storicamente presente e perché i mozambicani considerano l’Italia veramente un paese amico che li ha aiutati nei tempi difficili e che oggi può essere il partner di riferimento.

Questo soprattutto perché la piccola e media impresa italiana, è l’impresa che viene vista con maggiore speranza. La crescita della piccola e media impresa è il futuro del paese.

C’è da notare che alla fiera internazionale di Maputo, quest’anno anche supportato dal consolato, supportato dalla società di consulenza Leonardo business consulting che ha sede in Mozambico, dall’istituto delle piccole e medie imprese e dalla CTA che è l’associazione delle confindustrie mozambicane, è stato lanciato il primo progetto e il primo concorso, che ha avuto appunto la premiazione, il concorso delle piccole e medie imprese mozambicane.

Quindi c’è un bel marchio italiano su questo concorso proprio perché viene riconosciuta all’Italia un ruolo importante nello sviluppo della piccola e media impresa familiare.

Ha partecipato il ministro dell’industria e del commercio, Fernando, e ha avuto una grossissima visibilità.

Questo soprattutto nel livello di far emergere quelle imprese che in realtà sono il vero tessuto ma che per ora, un po’ per timidezza un po’ perché vivono in un’economia non del tutto matura, ebbene non emergono con la vera forza che effettivamente hanno.

Questo è l’obiettivo.

Ogni anno verrà riproposto il concorso delle piccole e medie imprese, verrà personalmente da me sostenuto ovviamente anche dall’ambasciata e dal nostro collega console a Torino e ogni anno avrà un bell’impatto la presenza italiana insieme alla presenza mozambicana.

Dalla cooperazione tra l’Italia e il Mozambico cosa ne ricavano i mozambicani?

Credo di avere speso già delle parole su questo. Sicuramente in questo tipo di collaborazione quello che si aspettano, e che sarà il vantaggio del Mozambico, è un vantaggio in termini di apprendimento.

Dobbiamo considerare che i giovani imprenditori e i piccoli imprenditori mozambicani in questo momento stanno vivendo una fase di estremo sviluppo ma non hanno una tradizione alle spalle.

E questo è vero per alcuni più che per altri. Per esempio nel settore dell’agricoltura dove c’è grande domanda per l’Italia credo che gli italiani possano davvero insegnare molto e proprio questo settore, il settore dell’agricoltura insieme al settore manifatturiero, può dare anche una risposta allo sciopero generale che c’è stato. Perché? Perché se salgono le produzioni, e stanno salendo anche con il sostegno d’investitori esteri, chiaramente il prezzo dei prodotti diminuirà e ci sarà sempre più prodotto mozambicano.

Questo risponderà ai bisogni primari della popolazione e terrà l’inflazione più contenuta.

Qual’è il ruolo dei professionisti mozambicani nella cooperazione tra i paesi europei, come l’Italia, e il Mozambico?

Io vedo che c’è una classe dirigente mozambicana che sta crescendo molto, una classe dirigente che si sta formando all’estero e c’è una classe giovane internazionale che, anche professionalmente, sta crescendo.

La collaborazione Italia-Mozambico è una collaborazione fatta molto di amicizia e anche di lealtà. In questo si stanno muovendo anche gli imprenditori italiani e rispondendo anche a delle logiche di fair trade e comunque a delle logiche di collaborazione sana.

Credo che i professionisti, le professionalità mozambicane in questo momento stanno beneficiando di avere un amico sincero come il governo italiano e una vicinanza, ovviamente in termini di business, da parte degli imprenditori italiani.

La fiera internazionale di Maputo ha dimostrato questo.

Molti africani lamentano il fatto che i loro diritti umani e i loro diritti ambientali difficilmente vengono presi in considerazione negli schemi di cooperazione tra i paesi africani e le controparti europee. Secondo lei come si deve affrontare questo problema?

Beh io rispondo in quelle che sono più le mie competenze che sono le competenze di cercare di aiutare l’economia mozambicana con il supporto degli operatori economici italiani.

In questo contesto posso raccontare l’ultima storia.

Una piantagione di Jatropha che è stata acquisita perché in fallimento dopo la crisi finanziaria.

Ebbene è stata acquisita da un grosso gruppo italiano e questo gruppo italiano ha addirittura pagato i salari arretrati, che non erano stati pagati per un anno e mezzo, di più di 1000 lavoratori e tutti i lavoratori assunti sono stati evidentemente rimessi in regola e si è creato, si è fatto anche un investimento in strutture sociali e in scuole prima ancora di partire con il nuovo progetto.

Sono questi gli esempi che fanno capire che gli imprenditori in questo nuovo modo di affrontare l’Africa, in questo nuovo modo di affrontare il Mozambico, devono porre maggiore attenzione a quello che trovano, sicuramente nel partire magari un po’ meno velocemente ma nel partire con i piedi giusti nel rispetto della popolazione e dei diritti della popolazione.

In questo noi siamo sempre molto pronti ad aiutare gli imprenditori anche a capire quali sono le regole reali del gioco, che cosa significa la tutela del lavoratore, perché in Mozambico è molto importante. Che cosa significa la tutela della terra, che in Mozambico è di proprietà del governo e viene data in licenza dovendo garantire la serietà dell’investimento. Che cosa significa essere molto attenti al rispetto dell’ambiente e al rispetto della popolazione.

Se ci sono questi elementi il Mozambico ha veramente le braccia aperte agli investitori italiani e devo dire che i recenti investimenti stanno andando realmente in questa direzione.

Se io fossi un cittadino del Mozambico residente a Milano e i miei diritti fossero violati, che tipo di assistenza potrei aspettarmi dal consolato del Mozambico nel capoluogo lombardo?

Beh il consolato del Mozambico a Milano è aperto ai mozambicani. E’ terra di Mozambico. E quindi tutti i mozambicani sono assolutamente ben accolti e ben accetti qui.

Io ho anche conosciuto la maggior parte della comunità che è a Milano ma anche una buona parte della comunità che è in Italia e quindi sicuramente è un punto di riferimento, un punto di riferimento da informare se ci sono delle difficoltà.

E’ evidente che questo tipo di lavoro, soprattutto sugli “human rights” (i diritti umani), è un lavoro che viene fatto insieme all’ambasciata ma noi abbiamo un rapporto settimanale di grande collaborazione con l’ambasciata e quindi non abbiamo difficoltà ad informarla, ad accelerare qualsiasi tipo d’intervento, quindi assolutamente la mia richiesta è che se ci sono delle violazioni dei diritti, se ci sono delle problematiche legate alla mancata accettazione anche di uno status di immigrato, o di uno status di lavoratore, il cittadino mozambicano può riferirsi qui a Milano al consolato e insieme all’ambasciata risolveremo i suoi problemi.

Grazie dell’intervista

Fonte Africa News.it24 settembre 2010

Autore: Ewanfoh Obehi Peter

Foto: Ewanfoh Obehi Peter

2 Risposte

  1. Questo articolo mi ha molto interessato. Io sono avvocato in Reggio Emilia, ho 42 anni e sono appena stata eletta Presidente del Rotary Club Reggio Emilia Val di Secchia che, tra gli altri, si occupa di scopi socio umanitari. Vorrei potere prendere contatti con il console per organizzare una serata con il mio club per raccogliere fondi per le bambine del Mozzambico. Mi potete comunicare come rintracciare il console? Grazie.
    Cristina Cataliotti

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