I batteristi di tutto il mondo uniti per il Sudan

Musicisti famosi come Nick Mason (Pink Floyd), Steward Copeland (Police) e Phil Selway (Radiohead) hanno lanciato un video-musicale per tenere alta l’attenzione in vista dell’assemblea generale Onu dove si parlerà del futuro del Paese.

ROMA – Il Sudan rischia una nuova guerra civile. Per scongiurare questo pericolo, oggi migliaia di attivisti di 14 Paesi si sono mobilitati, organizzando una giornata mondiale per richiamare l’attenzione dei leader del mondo sulle misure necessarie per prevenire il collasso della diplomazia nel Sudan.

Dal Kenia alla Gran Bretagna, dall’Italia agli Stati Uniti, dall’Egitto alla Danimarca, gli attivisti di “A Beat for peace” sono scesi contemporaneamente in piazza per manifestare sostenuti da famosi musicisti come Stewart Copeland dei Police, Phil Selway dei Radiohead, Nick Mason dei Pink Floyd, Will Champion dei Coldplay e Tony Esposito per l’Italia.

Insieme hanno collaborato alla realizzazione di un video musicale per il Sudan, come parte della campagna mondiale “A beat for peace”, iniziativa promossa da Sudan365, una colazione internazionale di 26 organizzazioni e associazioni impegnate nella difesa e nella promozione dei diritti umani, di cui fa parte anche l’organizzazione italiana “Italians for Darfur”.

Attivisti e celebrità si sono idealmente uniti per un concerto in simultanea da Londra a Roma, da Parigi fino a Il Cairo. Al Circo Massimo, è stata organizzata una “drum session”, un cerchio di percussioni con la presenza di Tony Esposito, testimonial italiano, e dei percussionisti di Circles.it coordinati da Lorenzo Rompato.

L’obiettivo è tenere alta l’attenzione mondiale verso il Sudan in vista dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si svolgerà dal 20 al 24 settembre, durante la quale i leader del mondo, compreso il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, si incontreranno a New York per discutere del futuro del più grande Paese africano.

Per avere maggiori informazioni sul progetto, cliccate qui.

Fonte: Tg1.rai.it19 settembre 2010

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