Africa nuova frontiera per le minerarie

CANBERRA – Le minerarie australiane guardano sempre di più all’Africa. Secondo gli ultimi dati resi noti alla Paydirt Africa Down Under Conference, che ha avuto luogo ieri a Perth, gli investimenti verso il continente più antico del mondo sono saliti a 20 miliardi di dollari. Il numero delle aziende australiane interessate sono passate da 54 nel 2003 alle odierne 170.

«Solo quest’anno – spiega Dennis Richardson, segretario al Dipartimento degli Affari esteri di Canberra – più di 20 società quotate all’Asx si sono aggiunte al numero delle aziende con asset in Africa. La crescita di questi investimenti è impressionante, sia in numeri assoluti sia per espansione geografica».

Le società australiane stanno riuscendo ad arginare la marcia africana della Cina. La Repubblica popolare, con la sua inesauribile fame di rame, nickel e zinco, ha avviato negli anni scorsi un’aggressiva campagna con diversi governi africani, offrendo finanziamenti, consulenze e realizzazione di progetti vitali per lo sviluppo economico in cambio di diritti a sfruttare vaste aree ricche di giacimenti minerari.

La Banca mondiale stima che Pechino abbia speso almeno l’equivalente di 10 miliardi di dollari in progetti infrastrutturali in Africa. Oggi però circa il 40% dei progetti minerari africani è controllato da aziende australiane, per un totale di 500 siti ed esplorazioni minerarie che coprono 40 paesi. Il reperimento di fondi, la chiarezza e la trasparenza negli adempimenti burocratici restano un problema, anche se il continente è più prospero e stabile rispetto a soli pochi anni fa.

Non tutti, però, sono soddisfatti di questo trend. Hancock Prospecting si è congratulata ieri con Rio Tinto per la scelta di sviluppare in patria il progetto nei minerali ferrosi Hope Downs 4, in Western Australia, su cui le due società investiranno 607 milioni di dollari ciascuna (Rio Tinto sborserà altri 425 milioni per la realizzazione di infrastrutture).

«L’Australia – ha commentato Gina Rinehart, presidente di Hancock – deve fare di tutto per restare competitiva sul mercato mondiale e per incoraggiare investimenti nel paese. C’è un grande focus ora sui paesi dell’Africa Occidentale, che va combattuto a tutti i costi».

Fonte: Il Sole 24 Ore.com3 settembre 2010

Autore: Barbara Pezzotti

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