C’è un’aquila laziale nel cuore dell’Africa

In un orfanotrofio del Mozambico, il presidente biancazzurro Santi ha creato quattro squadre. E le ragazze di 13 anni non perdono mai.

Stefania ha 13 anni: si vergogna perché si sente troppo alta con i suoi 173 cm. Regina va fiera del suo nuovo smalto per le unghie e della sorellina Olga, il cui sorriso splendente contrasta con le perline multicolore che raccolgono le sue lunghe treccine. Sono orfane. Orfane, in Mozambico, il paese africano dove metà della popolazione vive nella povertà più assoluta e la speranza media di vita è di 41 anni,nonostante le lodevoli politiche di sviluppo del governo e il tasso di crescita dell’economia.

Eppure Stefania, Regina, Olga, e altri 300 bambini dell’orfanatrofio Arco Iris di Zimpeto, un sobborgo della capitale Maputo, hanno nello sguardo una luce, o meglio, un luccichio, che riesce a tenere lontane le tante zone d’ombra a cui sembravano destinati. Perché hanno scoperto una nuova casa, una nuova famiglia, una nuova speranza.

Le hanno trovate in un campo di basket, in un pallone, nel simbolo di un’aquila, quella della Lazio.

IL VOLO

Il volo dell’Aqula è partito un anno e mezzo fa da Roma, dove la Lazio Basket del presidente Simone Santi aveva già avviato con successo il progetto “L’integrazione va a canestro”, portando la pallacanestro nelle zone più emarginate della Capitale.

Santi, amministratore delegato della Leonardo Business Consulting (aiuta le imprese italiane a investire all’estero) e Console Onorario della Repubblica del Mozambico a Milano, ha deciso di trasferire anche in Africa il messaggio della sua società. Così, nel 2009, ha fatto nascere a Zimpeto quattro squadre, due maschili e due femminili. Un impegno economico di 50.000 euro per i campi, i canestri, attrezzature varie  e le maglie con lo stemma dell’aquila.

<<Perché questo progetto? Devo molto a questo Paese – spiega il giovane e brillante imprenditore , la cui famiglia ha fatto la storia del basket romano – e credo che la pallacanestro sia uno strumento meraviglioso per affrontare a testa alta la vita. Quando sono a Maputo, mi piace giocare con questi ragazzi e condividere la gioia che trasmettono. Le motivazioni sono enormi e rappresentano una spinta per aprire ulteriori centri in altre aree del Mozambico>>

In un orfanotrofio che raccoglie dai neonati ai ragazzi di 18 anni, il basket portato dalla Lazio ha regalato a tutti un sorriso in più. E poi, come ha ricordato recentemente la 13enne Regina al suo presidente, <<quest’anno non abbiamo mai perso: 19 partite, 19 vittorie!>>

SOGNO

Oggi a Zimpeto 100 bambini e bambine tra gli 8 e i 14 anni si allenano tre volte la settimana, imparando i valori della c0nvivenza e del rispetto e coltivando un sogno: quello di volare via, sulle ali dell’aquila, verso un futuro da vivere sotto canestro.

Come ha fatto c. Anche lei, pivot di 1,93, è di Maputo, anche lei giocava a basket, brava a tal punto da ricevere una borsa di studio da un club del Portogallo e iniziare a 19 anni una nuova vita da professionista dei canestri che l’ha portata nella NCAA americana, in Spagna, Francia, persino nella WNBA, e ovviamente in Italia, dove di recente è stata ingaggiata dal Parma.

Oggi “Macha” è una delle madrine della Lazio africana.

La prima lezione tenuta a quelle ragazzine, che la ascoltavano rapite, è stata: <<quando incontrate una persona, non fate caso a come è vestita. Potrebbe darvi una mano per il vostro futuro>>.

Fonte: Corriere dello Sport7 agosto 2010

Autore: Andrea Barocci



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