Più che un brivido (finale)

Venerdì sono stato a Soweto con la mia cara amica Stefania e il mio nuovo amico Stefano. Ci guidava una ragazza di lì, Solinka, che ci ha fatto fare un giro non solo turistico, facendoci visitare il supermercato sociale dove lavora sua sorella e invitandoci a casa sua. Roba autentica, vita vera, non solo la casa di Mandela: fra non molto farà la fine della fontana di Trevi con un Totò locale che la venderà a uno straniero allocco. L’ultima tappa è stata al Museo dell’Apartheid.

E qui è successo questo. All’ingresso, pagato il biglietto, ti danno, oltre alla guida, un cartoncino. Io pensavo che facesse parte del kit del visitatore. Sul mio c’era scritto, in afrikaans e in inglese “solo bianchi”. Qualche metro dopo, al momento di entrare nella struttura vera e propria, un altro addetto ci ha chiesto i cartoncini e ci ha indicato da dove accedere al museo. Io e Stefania a destra, Stefano a sinistra. Beh, non eravamo preparati e Stefano, grande e grosso, ha avuto un attimo di sbandamento. E anche noi. Sul suo cartoncino infatti c’era scritto “No whites”. In pratica si tratta di una divisione che dura una decina di metri, poi le strade si ricongiungono. Ma quell’istante, vi assicuro, non essendoci preparati, procura più che un brivido di disorientamento. E’ un attimo, perchè sei con degli amici e ti chiedi perchè ti fanno entrare da un altra parte. Però basta questo e si potrebbe pure evitare di fare il giro che dura almeno un’ora e mezza. Ho capito il messaggio.

A me, che sono entrato sempre dalla porta che volevo e se qualcuno me la sbarrava per un motivo che ritenevo ingiusto, sbagliato, illegale, si prendeva la mia risentita riprovazione, le mie proteste, il mio ricorso al leggi e regolamenti e spesso era costretto ad aprirmela, facendomi pure le scuse, ha fatto riflettere.

Bene, raccontato questo, siccome siamo arrivati alla finale e non so se domani riuscirò a scrivere prima della partita, esprimo il mio sostegno alla Spagna. Ho molti amici a Madrid (saluto il leggendario Piza) e Barcellona, capisco la lingua, e, last but non the least, vogliamo parlare del cibo?

Arriba Espana! L’ha detto anche il polpo Paul. E se ha sbagliato proprio la previsione più importante ce lo facciamo alla gallega.

Fonte: Il boero ripieno10 luglio 2010

Autore: Roberto Perrone

2 Risposte

  1. spero lo si può fare proprio al di sopra del tempo

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