L’Africa esce dai Mondiali a testa alta

Gyan fallisce un rigore al 120′, Muslera para due penalty e lancia l’Uruguay in semifinale

Le lacrime di Gyan, i riflessi di Muslera, il cucchiaio di Abreu: Uruguay-Ghana è stata questo e molto altro. Soprattutto, un rigore sbagliato dall’infallibile Asamoah Gyan, prima della lotteria dei rigori. E così, a distanza di 40 anni, gli uruguagi tornano in semifinale. Il Ghana sarebbe stata la prima africana in assoluto. Ha sfiorato l’impresa, sbalzato da cavallo sul più bello, con il tesoro di un penalty all’ultimo palpito dell’ultimo supplementare. Il destino, chissà perché, si è voltato dall’altra parte: eppure Blatter lo aveva «convocato».

Entrare o tornare nella storia ha un prezzo: la tensione. Rajevac deve rinunciare alle bollicine di Andre Ayew, squalificato. Il Ghana lascia il centro del ring all’Uruguay, squadra che, per spirito e tradizione, sa adattarsi a ogni tipo di panorama. Tabarez ha scelto un 4-2-2-2 tendente al 4-4-2, con Alvaro Fernandez e Cavani larghi, Suarez e Forlan centrali. Sin dalle scaramucce introduttive, gli eventuali supplementari non vengono vissuti come uno spettro ma come uno snodo. Muntari e Inkoom si scambiano sinistra e destra, Gyan è il perno avanzato di una manovra che fatica a svilupparsi, viste le coperture degli avversari. Victorino e Lugano si occupano delle tende, Perez e Arevalo dei rifornimenti. I ghanesi piazzano Annan di sentinella davanti alla maginot, arredata con gli «armadi» di Mensah e Vorsah.

L’avvio è di Forlan & Suarez; il seguito, un fritto misto. Tyson-Kingson salva d’istinto su Mensah, sorpreso da una sponda di Cavani, e pizzica una staffilata di Suarez. L’infortunio di Lugano, avvicendato da Scotti, toglie qualcosa alle geometrie della Celeste. Piano piano, il Ghana guadagna metri, fiducia, profondità. Sequestra il centrocampo, spinge indietro Perez e Arevalo. Inkoom si fa un mazzo così, Kevin Prince Boateng non coglie l’attimo, ma ci prova spesso, Vorsah di testa e Gyan di destro fanno capire che il vento sta cambiando. E’ il 2’ di recupero, quando cambia del tutto. Muntari – proprio lui, il ribelle che aveva rotto con il ct Rajevac – trasforma un pallone vagante in una fucilata così sghemba e contorta da «uccellare» Muslera, un portiere che ogni tanto si dimette dal ruolo.

Alla ripresa, Tabarez licenzia A. Fernandez, tutto fumo, e sguinzaglia Lodeiro. La sfida si consegna a un copione che i duellanti recitano con una frenesia che, spesso, ne macchia i sentieri e le traiettorie. Portiere ci cova, però. Kingson, stavolta. I suoi radar non intercettano una punizione, tutt’altro che irresistibile, di Forlan. Un tuono improvviso, a tasso agevolato, come la saetta di Muntari. Acque agitate, adesso, con Muslera che si oppone a Gyan. Forlan ha una marcia in più, Suarez una in meno. Si è tornati al sostanziale e polveroso equilibrio di inizio partita, con le fasce intasate e la caccia grossa a un episodio, a un errore. Kingson si riscatta su Suarez, Appiah subentra al generoso e spompato Inkoom, Abreu avvicenda un Cavani periferico (non solo per colpa sua). Spreca in contropiede, l’Uruguay, mentre il Ghana bivacca e vivacchia: ha già nelle gambe i supplementari con gli Stati Uniti, e dovrà cavalcarne altri.

La staffetta Muntari-Adiyiah appartiene ai trucchi nascosti e disperati dei capitani di ventura. Tutto ciò che succede dopo il 90’, è forza di volontà e volontà di sopravvivenza. Gli eroi sono stanchi e il destino amletico. Lascia fare, lascia dire. Non si espone. Uno spiovente di qua, un campanile di là. Gyan zoppica, Forlan boccheggia, Sarpei s’immola. Ci sarebbe un penalty su Abreu, ma l’arbitro si astiene. Viceversa, dopo un’incornatona di Boateng, Benquerença non può esimersi dall’assegnarne uno, solare, al Ghana: bolgia dantesca, testa di Adiyiah, parata di Suarez, espulso, e, dal dischetto, traversa di Gyan. Non c’è più tempo: dal rigore ai rigori. Sarà Muslera, non Ghana.

Fonte: La Stampa3 luglio 2010

Autore: Roberto Beccantini

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