Il Sudafrica schiera un fuoriclasse – Mandela sarà alla grande prima

Digerita la brutta faccenda di Tembisa («Un campanello d’ allarme per tutti noi»), Sepp Blatter aveva ieri ritrovato il sorriso dei giorni migliori. Per i bilanci sempre più floridi della Fifa che, alla faccia della crisi, distribuirà alle 32 nazionali del Mondiale sudafricano 420 milioni di dollari (120 in più rispetto al 2006, 221 in più rispetto al 2002), e per la notizia comunicata da Nkosi Zwelivelile, nipote di Nelson Mandela. Quasi sicuramente Madiba ci sarà venerdì pomeriggio a Soccer City, per la partita tra Sudafrica e Messico che aprirà la diciannovesima edizione della Coppa del Mondo. Anche se si limiterà a una presenza di 10, massimo 15 minuti perché gli anni ormai pesano (il 18 luglio saranno 92) e se di giorno il sole fa il suo dovere, alla sera, sull’ altopiano, la temperatura precipita. «Tenerlo allo stadio per tutti i 90 minuti della partita potrebbe avere ripercussioni sulla sua salute – ha spiegato il nipote dell’ ex presidente -. È inverno e dobbiamo stare attenti. Come tutti i sudafricani, desideriamo che viva ancora per molti anni». Sarà comunque importante vedere anche solo per dieci minuti Madiba, l’ uomo che ha portato il Sudafrica fuori dall’ apartheid e, soprattutto, ha evitato il successivo regolamento di conti tra bianchi e neri. Inoltre, se il Mondiale si gioca quaggiù, per la prima volta in Africa, molto del merito è suo.

D’ accordo, una cosa da nulla rispetto a quanto aveva fatto prima del 2006 quando, con l’amico e compagno di battaglie (e di premio Nobel), l’arcivescovo Desmond Tutu, aveva ottenuto l’ organizzazione del torneo. Comunque una cosa che a nessun altro era riuscita. Ora, dunque, la festa del Sudafrica è completa, perché cominciare senza Madiba non sarebbe stata la stessa cosa. Ora si può pensare al Messico, con un’ avvertenza: i Bafana Bafana non saranno una grande potenza del pallone, ma qui tutti si aspettano il miracolo.

Anzi: credono fermamente nel miracolo.

Il paese è uno sventolio unico, quasi tutte le auto hanno almeno una bandierina e i colori del Sudafrica sugli specchietti retrovisori. Qualcuno è sicuro di poter rivivere il Mondiale di rugby del ‘ 95, quello che fece compiere il primo passo sulla strada dell’ unità al Paese Arcobaleno, ma è molto difficile per i calciatori ripetere l’ impresa dei rugbisti, che non erano favoriti ma erano comunque molto forti. Fa niente, il Sudafrica aspetta la partita con il Messico in una condizione di assoluto benessere. Tutti sognano, parlano come minimo di semifinale. Lo Star ha lanciato un’ idea un pochetto stravagante, dichiarare venerdì 11 giugno festa nazionale. E anche il c.t. Carlos Alberto Parreira, che pure un Mondiale lo ha vinto, nel ‘ 94 con il Brasile, e il calcio lo conosce benissimo, si è fatto travolgere dall’ entusiasmo: «Il mio Sudafrica non teme più nessuno». L’ aspettativa è enorme, l’ impazzimento collettivo, perché il calcio è l’ autentica fissazione di 40 milioni di sudafricani (su 50). Ma al Messico, probabilmente, tutto questo non interessa.

Fonte: Corriere.it – 9 giugno 2010

Autore: Domenico Calcagno

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