Sound of Morocco

La musica è un linguaggio universale

Da sabato 5 giugno, il Nuovo Cinema Aquila di Roma ha lanciato la programmazione di Sound of Morocco, documentario firmato da Giuliana Gamba di cui abbiamo avuto occasione di scrivere in occasione della presentazione in ottobre al Festival Internazionale del Film di Roma.
In questo film, la vera protagonista è la musica, coadiuvata da Nour Eddine [nella foto], musicista marocchino trapiantato in Italia da più di vent’anni, con uno stile che malgrado la partenza dalle radici magrebine (il blues del deserto delle tribù berbere) si fonde ad una cultura musicale cosmopolita che spazia dal Jazz alla musica indiana.

Nour Eddine ritorna nel suo paese natale e ci conduce alla scoperta delle varie realtà musicali di un paese che, anche nelle sue sonorità, esprime la grande trasformazione che sta vivendo. Per rinfrescare la sua ispirazione, accoglie sotto la sua ala protettiva un talentuoso cantautore, Abdellah Ed-Douch, giovane berbero che come lui insegue fortuna e passione per la musica emigrando in Europa.

Il Marocco è un luogo magico. Questo paese dai forti contrasti che si estende fino ai confini occidentali del “mondo antico”, è realmente un mistero, un mosaico di popoli e culture. E la sua musica ne è l’espressione più autentica.
Il documentario, girato in HD e prodotto da Cinecittà Luce, è un’immersione nel cuore pulsante fra Oriente e Occidente.

C’è il poverissimo berbero che dalla bidonville dove vive canta il sentimento struggente che lo lega alla sua terra, in una melodia che parla direttamente al cuore.
Ci sono gli arrabbiati rappers di Casablanca con il loro slang marocchino che non ha nulla da invidiare al linguaggio dei “cugini” francesi, e sparano contro l’occidente che li aggredisce e li vuole globalizzare.
C’è l’incontro con il saggio Omar Sayed, leader storico dei “Nass El Ghiwane”, gruppo rock degli anni 70 (Martin Scorsese li definisce “i Rolling Stones dell’Africa”). L’artista riempiva gli stadi ed ha fatto da apripista per le contaminazioni occidentali; è il primo che ha cantato l’orgoglio musulmano e l’unicità dell’anima e della cultura dell’Islam.
C’è la tappa obbligata del Festival di Essaouira: da qui partivano i carichi di schiavi diretti in America con il ritmo della musica Gnawa come unico patrimonio.

Il risultato è un continuo passaggio tra i vari mondi musicali, che non vuole rappresentare una frattura tra passato e presente o tra maniere diverse di intendere la vita, ma invece mette in luce l’estrema coesione che esiste tra le diverse componenti musicali marocchine.
Sound of Morocco documenta le passioni, i rimpianti, i paesaggi e la memoria di un popolo da troppo tempo tenuto ai margini del mondo e che esprime la sua vera anima attraverso la musica.

Fonte: Cinemafrica.org

Autore: Giorgio Sgarbi

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