Italia – Egitto: Rachid, il corridoio verde partirà entro l’anno

 

ROMA – Avra’ nei porti italiani di Venezia, Napoli e Civitavecchia le porte di ingresso per il mercato europeo, e dovrebbe partire gia’ quest’anno, il ‘green corridor’ su cui punta l’Egitto per espandere il proprio export nel settore ortofrutticolo. L’argomento sara’ uno dei temi forti nell’agenda del summit Italia-Egitto di maggio, il terzo dopo quelli di Roma nel 2008 e di Sharm el Sheikh del 2009.

A parlarne e’ il ministro del Commercio e dell’Industria egiziano Rachid Mohammed Rachid, in un’intervista ad ANSAmed a margire del Forum Economico del Mediterraneo che si conclude oggi a Roma. ”Si tratta di un un progetto importante per noi come per l’Italia – sottolinea Rachid – che rappresenta non solo uno strumento per l’aumento degli scambi, ma anche un volano di sviluppo dei porti interessanti e del loro retroterra. Inoltre, l’Italia diventera’ la nostra porta di ingresso per l’Europa ed i mercati di Paesi come Francia, Germania e Olanda”.

I primi collegamenti diretti – informa l’entourage del ministro – potrebbero partire gia’ a maggio tra Alessandria e Venezia, il primo dei tre scali a diventare operativo per il corridoio verde. Se ne e’ parlato proprio oggi a Roma, con i rappresentati dello scalo veneziano, sulla base di un accordo dei mesi scorsi che riguarda anche il trasporto passeggeri. Ma oltre al progetto del green corridor – che riprende dopo la crisi, i cui effetti si sono fatti sentire anche sul pur vitale interscambio tra Italia ed Egitto – il vertice di maggio (in programma a Roma) affrontera’ tutti gli aspetti della cooperazione tra i due Paesi, in campo non solo economico ma politico e culturale.

In primo piano, oltre ai trasporti, anche l’energia – sul fronte delle fonti tradizionali, ma anche su quello delle energie rinnovabili, oggetto di uno specifico incontro svoltosi oggi nell’ambito del forum – ”importanti progetti industriali che stanno prendendo forma”, informa ancora Rachid, ed il sostegno alle piccole e medie imprese. In merito alle pmi in particolare, da una parte di tratta di definire ”come aiutarle nel marketing e nella promozione – ha osservato il ministro – tramite la collaborazione tra la Confindustria dei due Paesi, dall’altra abbiamo anche un ‘work plan’ per promuovere un certo numero di joint venture.

Inoltre, abbiamo in agenda un programma con le banche per fornire finanziamenti per l’import e l’export progettati in particolare per le pmi, e un altro per una partnership tra i due Paesi per il trasferimento di servizi e tecnologia”. E nel programma di supporto alle pmi egiziane un ruolo di primo piano viene affidato alla Banca Intesa San Paolo, che nel 2006 ha acquisito l’80% del capitale della Bank of Alexandria. ”Intesa San Paolo e’ ormai la sesta banca nel Paese – rileva il ministro – e va molto bene, tanto che ormai si sta espandendo dall’Egitto al Nord Africa”.

Nell’agenda del summit di maggio, le cui date non sono ancora definite, anche la cooperazione in ambito universitario, la formazione e lo sviluppo delle risorse umane e l’immigrazione. L’Italia – che accoglie l’11% circa dei migranti egiziani, terzo Paese dopo gli Usa (40% circa) e Canada (13%) – ha riservato al Cairo una quota di 8.000 unita’ nei decreti flussi: 5000 in piu’ rispetto alla quota iniziale, grazie anche al fatto che il Paese ha firmato un accordo per la riammissione degli irregolari.

 ”Stiamo discutendo come gestire la materia per garantire una maggiore efficienza a vantaggio di entrambe le parti – conclude Rashid – con l’intento di favorire l’immigrazione attraverso i canali legali. L’Italia e’ molto collaborativa e ci offre una una buona quota, anche se la prossima non e’ ancora annunciata, e siamo certi che si sta andando nella giusta direzione”. (ANSAmed).

Fonte Ansamed

Autore: Luciana Borsatti

2 Risposte

  1. ma l agricoltura italiana che fine fara solo in sicilia ci sono 240 mila partite iva cioe un milione di persone che vivono di agricoltura li mandiamo in egitto consideri che stamattina il ciliegino di pachino una delle produzzione piu diffusa in serricultura si vende 80 centesimi al kilo 40 centesimi meno dell costo di produzzione

  2. Non sono un addetto ai lavori, caro Geraldo, e la questione agricola, in Italia, è spinosa da sempre. Bisognerebbe individuare una via di mezzo che tuteli il prodotto italiano e favorisca gli scambi commerciali che, specialmente, con l’Africa, sono sempre costruttivi…quando condotti onestamente. Che tale via di mezzo, in Italia, sia sempre molto difficile da trovare (specialmente nel maltrattato, splendido Sud)…è un dato di fatto. Grazie per il tuo commento. Dammi tranquillamente del tu. Buona giornata, ovunque ti trovi! 🙂

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