Festival Nazionale del Cinema Marocchino

 

Si è chiusa lo scorso 30 gennaio a Tangeri l’undicesima edizione del Festival National du Film Marocain. Il Festival, organizzato dal Centre Cinématographique Marocain, si è aperto sabato 23 gennaio con un omaggio al defunto attore Mohammed Saidi Afifi (Mille mesi, Il tè nel deserto), ricordato da un commovente discorso del regista Hakim Noury, e la proiezione del film Elle est diabéthique, hypertendue et elle refuse toujours de crever (2005), un classico della commedia marocchina.

La giuria internazionale, per quanto riguarda la sezione lungometraggi, era presieduta dal regista ivoriano Timité Bassori, accompagnato dagli altri sei membri: Nezha Drissi (produttrice e direttrice del Festival International de Documentaire di Agadir), Ytto Berrada (artista e direttrice della Cinémathèque de Tanger), Mohamed Dahan (critico marocchino), Boualem Lahmene (responsabile Disney France), Hassan Nraiss (giornalista marocchino) e il libanese Menem Richa (responsabile di Europa Cinéma in Francia).

Quindici i lungometraggi in competizione. La varietà delle opere presentate al pubblico offre una panoramica delle tendenze del cinema marocchino degli ultimi due anni (tutti i film in competizione sono delle produzioni degli anni 2008 e 2009). Tra i film troviamo alcune commedie popolari che, sebbene non spicchino per il loro valore artistico, hanno molto successo tra il pubblico marocchino, probabilmente per il modo leggero di trattare alcuni importanti problemi della società. Tra questi Ex Chamkar, di Mahmoud Frites, racconta le avventure di un gruppo di senza tetto che viene salvato da un ex compagno di strada.

Non mancano le opere di registi già affermati, come Latif Lahlou con La grande villa, Abdelkrim Derkaoui con Les enfants terribles de Casa, Jillali Ferhati con Des l’aube. Di particolare interesse, per qualità dell’opera e importanza del tema trattato, è il film di Hassan Benjelloun, Les oubliés de l’histoire, che ha ricevuto il premio per la migliore sceneggiatura. La storia gira attorno alle vite di quattro giovani marocchini e indaga il tema dell’emigrazione. Pur regalandoci un happy end, il film tratta una realtà dura, quella del traffico delle prostitute, ragazze che vengono reclutate con la promessa di un visto e di una vita migliore e si ritrovano invece rinchiuse in una stanza dalla quale vengono fatte uscire solo per lavorare.

E ancora lo sfruttamento dei sans papier, che seguiamo nei loro appartamenti multietnici, dove i migranti, nel poco tempo libero che resta loro durante la giornata, condividono momenti di confronto, analisi e discussione sulla loro condizione e sulla realtà economico-politica dei loro paesi, che non possono offrire loro nulla se non la spinta ad andarsene. Una tragedia moderna, alla quale Benjelloun ha voluto dare un lieto fine, che è sostenuta da un buon ritmo e dalla interessante recitazione di alcuni giovani attori, tra cui il personaggio principale, Azouz, interpretato da Amin Naji che ha ricevuto il premio come miglior attore protagonista.

Le opere più interessanti sono sicuramente quelle realizzate dai registi più giovani, che mostrano tutta la dinamicità del nuovo cinema marocchino, un cinema particolarmente attento all’estetica e alla ricerca di nuovi linguaggi d’espressione. Mohamed Muftakir col suo Pegase porta a casa ben cinque premi (il gran premio come miglior film, miglior attrice protagonista, fotografia, suono e musiche originali). È un film dall’atmosfera sospesa che si svolge dentro la clinica psichiatrica di un paese in guerra, dove arriva una ragazzina in stato di shock che nasconde nella sua memoria un segreto troppo duro per essere ricordato.

Sebbene non abbia ricevuto nessun premio, uno dei film da segnalare è quello dei fratelli Noury, Swel e Imad, i giovanissimi figli del regista Hakim Noury, con The man who sold the world, ispirato da un romanzo di Dostojevski, Un cuore debole. La storia di due amici, il cui rapporto sfiora l’omosessualità, è raccontata con un linguaggio molto attento alla fotografia, con un’estetica che a volte ricorda gli spot pubblicitari d’autore o i videoclip musicali. È un film claustrofobico, che gira intorno a se stesso in un vortice di flashback e flashforward, per raccontare le vicende di X e della sua graduale discesa verso la follia, dovuta a un eccesso di felicità iniziale. Said Bey, che incarna X, ci regala una magistrale performance attoriale, già notata al Festival di Dubai dove per questo ruolo aveva ottenuto il premio del miglior attore protagonista. Il film sarà in programma a Berlino nella sezione Panorama.

La rivelazione di Tangeri è stata però Fissures di Hicham Ayouch, che aveva già destato polemiche allo scorso Festival Internazionale di Marrakech. Il film è una «bolla d’aria» (come lo ha definito Menem Richa) nel panorama del cinema marocchino. Un triangolo d’amore sordido e disperato in una Tangeri incantata e trash, una città che vive di giorno e di notte, nella quale ci si droga, si fa sesso, ci si incontra e ci si ama, ci si perde e ci si ritrova. Fissures è stato girato con un budget limitatissimo, senza una sceneggiatura iniziale e con una camera da spalla che lavora le immagini alla maniera dei film Dogma. I tre attori, Marcela Moura, Abessalam Bounouacha e Noureddine Denoul, nell’interpretare i loro personaggi conservano i propri nomi. Non hanno una trama da seguire, si va per strada e si vede quello che succede.

«Ho voluto filmare la vita come se non fosse per il cinema», dice Hicham Ayouch, fratello minore del più conosciuto Nabil (Ali Zaoua, Whatever Lola Wants). Quello che ne viene fuori è un’opera di qualità, dal montaggio intelligente e dalla fotografia ricercata, che racconta la follia della vita. Un film al presente, dove alla notte segue il giorno, dove ieri è come domani, un tempo nel quale i personaggi si perdono, dando pian piano sfogo a tutta la loro disperazione, con una recitazione straniata che non supera mai il limite dell’isteria. Anche la giuria ha apprezzato il risultato di questo esperimento cinematografico e gli ha attribuito tre premi: miglior opera prima, miglior montaggio, miglior attore non protagonista (Noureddine Denoul). Fissures è un poema per immagini che rende omaggio a Tangeri, vera protagonista del film. Nonostante le polemiche che ha sollevato in quello strato di pubblico marocchino tradizionalista, non preparato a vedere rappresentati sul grande schermo i tabù di una società in evoluzione, il film di Ayouch si presenta prima di tutto come un film sulla libertà di fare cinema in Marocco.
Per il palmarès integrale, vi rimandiamo al sito del CCM.

Fonte: Cinemafrica – Articolo: Stefania Lo Sardo

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