Conclusa la visita di Benedetto XVI in Benin – Il Papa ai malati di Aids: coraggio, meritate amore

Visita di Benedetto XVI in Benin_Novembre 2011Oltre 80mila persone hanno seguito il discorso del Pontefice a Cotonou: «Vorrei rivolgermi con affetto a tutte le persone che soffrono, ai malati, a quanti sono colpiti dall’ Aids o da altre malattie, a tutti i dimenticati della società: abbiate coraggio!». Caldo umido e soffocante, nello stadio che accoglie trentamila fedeli – altri 50 mila seguono fuori dai maxischermi – Benedetto XVI ha l’ aria un po’ stanca, la voce suona affannata ma le parole sono ferme, saremo giudicati dalla capacità di ascoltare «il grido del debole e dell’ emarginato», da come trattiamo gli ultimi: «Ogni malato, ogni povero merita il nostro rispetto e amore», dice. A proposito dei malati di Aids, il Papa aveva già sostenuto «i programmi di ricerca terapeutica e farmacologica per sradicare le pandemie» chiedendo «un trattamento medico di alta qualità e minor costo» e ora aggiunge: «Vi sono vicino nella preghiera e nel ricordo».

Ratzinger è arrivato nel Benin per incoraggiare l’ Africa a prendere in mano il proprio destino, ad avere speranza. Non ha concesso nulla alla «facile retorica» di chi «analizza le realtà africane come un etnologo curioso», alle «visioni riduttive e irrispettose» che «portano ad una cosificazione poco dignitosa dell’ Africa e dei suoi abitanti».

E ora il tono è solenne, nella messa le vesti colorate e i canti e le danze tradizionali accompagnano la liturgia ma l’ essenziale, come sempre in Benedetto XVI, sono le parole: «Gesù, il Figlio dell’ uomo, il giudice ultimo delle nostre vite, ha voluto prendere il volto di quanti hanno fame e sete, degli stranieri, di quanti sono nudi, malati o prigionieri, insomma di tutte le persone che soffrono e sono messe da parte», scandisce.

Poi alza lo sguardo, rivolto all’ Africa e al resto del mondo: «Il comportamento che noi abbiamo nei loro confronti sarà considerato come il comportamento che abbiamo nei confronti di Gesù stesso». È il giorno del congedo, il Pontefice consegna ai presidenti delle conferenze episcopali africane il testo dell’ esortazione «Africae munus» firmata sabato, un documento di 130 pagine che difende le «rivendicazioni legittime» dei popoli contro l’ «ordine ingiusto» e invita i poteri politici ed economici a non «manipolarli», a non «amputare il loro futuro». Parole riecheggiate nell’ omelia, l’ immagine di Gesù come «un re il cui trono è la croce», la regalità di chi «si fa servo dei più piccoli e umili» contrapposta a coloro che vedono «i segni della regalità nel denaro o nel potere». L’ immagine del viaggio è forse lo sguardo attento e commosso del Papa davanti agli 800 bambini che lo hanno festeggiato sabato sera.

L’ Africa, «polmone spirituale del mondo», è giovane e può alzarsi: «Ho desiderato visitare di nuovo il continente, per il quale ho stima e affetto particolari, perché ho l’ intima convinzione che è una terra di speranza», saluta il Papa all’ aeroporto. La pista è a ridosso della Costa degli Schiavi, dalla spiaggia furono deportate milioni di persone. Il Benin è un Paese poverissimo, la patria del woodoo e cristiani e musulmani convivono senza troppi problemi. Anche questo è esemplare: «Vivere insieme da fratelli, nonostante le legittime differenze, non è un’ utopia». L’ Africa custodisce «valori autentici, capaci di ammaestrare il mondo», conclude Benedetto XVI: «Non chiedono che di sbocciare con l’ aiuto di Dio e la determinazione degli africani».

Fonte: Corriere.it21 novembre 2011

Autore: Gian Guido Vecchi

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